Lo spettacolo attraverso lo slittamento del linguaggio abbandona la pretesa di affermare sensi unici e buonsensi ritrovandosi nel divenire perpetuo del non senso, in cui l’identità unica si libera nell’identità infinita.
Una fiaba grottesca in cui 46 colorati personaggi (11 persone la compagine della compagnia) condurranno lo sguardo del pubblico in una danza ipnotica che celebra il corpo, la necessità del dire, il fiato, la materia pura che deborda.
Spettacoli
La caccia allo snark
Odradek
Odradek, un groviglio di polvere dimenticato che un soffio di vento sposta di qua e di la'.
Cercavamo una frusta, dovevamo diventare animali e domatori.
La condanna
Questa volta siamo entrati nel cuore dell’opera di Kafka, in un punto nascosto difficile da scovare, siamo nella tana della scrittura, nella tana del teatro, nello sgabuzzino del pensiero, siamo negli anfratti della voce. Si, siamo nell’anfratto più buio, nella tana di un indefinibile animale, che parla e si parla addosso, evoca fantasmi, ricuce legami, cerca di montare pezzi di un puzzle, ma lui non e’ un investigatore, non sta cercando di risolvere un mistero, e’ qualcuno che si è rifugiato, si è nascosto per non essere scoperto… Ma da cosa? Chi e’ che lo sta inseguendo ?
Descrizione di una battaglia
Questo lavoro ha imposto grande precisione nella messa in scena, nel ritmo dei dialoghi, nella scelta delle musiche, nei movimenti…la sensazione è sempre quella di sbattersi all’interno di un vicolo cieco dal quale non si esce in nessun modo…è davvero strano quello che accade quando vivi in così stretto contatto con un autore…quando si decide l’autore con cui lavorare si vive ogni giorno insieme alla sua scrittura, sembra che anche la tua vita ne risenta, ti accadono cose che dipendono da questa scelta.
Porkòpolis
Il corpo dell'attore senza riferimenti nè origine, senza storia. Via i personaggi, via il testo decantato e intonato oppure che venga detto con estrema ironia. C'era lo specchio e la maschera il labirinto, i duelli e due panchine, apparizioni fantastiche nate dalle macerie del personaggio, allenamento fisico, traiettorie di sguardi, ascolto del ritmo, matita e fogli bianchi, un registratore, un metronomo e uno stereo, piedi nudi e occhi grandi quanto il cielo.
Leccesso
Per un anno abbiamo avuto la possibilità di lavorare all'interno di uno dei padiglioni dell'Ex-manicomio di Lecce insieme ai ragazzi e alle ragazze che frequentavano il centro di salute mentale. C'erano i racconti di Borges e le biografie dei ragazzi, c'era lo specchio e la maschera, il labirinto, i duelli e due panchine, non era arte al servizio della terapia né teatro al servizio della cura. C'era Leonardo che suonava l'armonica e sparava con la sua pistola giocattolo, c'era Donatella che dopo aver detto il suo testo scappò via senza farsi più vedere. Ci prendavamo cura di ogni piccolo elemento, senza voler comunicare, senza sapere cosa fare a volte di fronte a quelle urla, preparavamo il luogo che non ha nome.
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